RENATO VETTRICE DUE ANNI DALLA SCOMPARSA

Posted on agosto 17, 2007

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BOVALINO- Non ci sono parole per descrivere il dolore, che da due anni la famiglia Vettrice vive quotidianamente. Due anni fa. Il 13 agosto 2005 Renato Vettrice, dipendente presso l’azienda florovivaistica di S.Ilario dello Jonio scompariva misteriosamente. Dalle ore 12:15 di quel giorno -dopo aver parlato al cellulare con la moglie per avvisarla che da lì a poco sarebbe tornato a casa- di lui non si sa più nulla. E’ come inghiottito nel buio. E’ come se non fosse mai esistito. Eppure Renato Vettrice esisteva. Era un
cittadino modello. Era un marito ed un padre esemplare, era un fratello ed un figlio affettuoso. Non ci sono parole e dopo due anni neppure Antonella sua moglie riesce a trovarle: “Non so più cosa fare, mi chiedono di fare manifestazioni, fiaccolate, di andare in trasmissioni, ma non ce la faccio, a me non interessa nulla, io voglio solo sapere dov’è mio marito, dov’è seppellito il padre dei miei figli” dice in lacrime la moglie del Vettrice.
Antonella e Renato vivevano nella loro casa, a Bosco S.Ippolito, piccola frazione di Bovalino. Erano fino a quel 13 agosto una famiglia come ogni altra, con due figli, Giovanni e Gabriele ed un terzo in arrivo, Emanuele, nato dopo la scomparsa di Renato. Oggi Emanuele ha quasi due anni, cammina, corre, gioca e chiede continuamente: “Dov’è papà? Quando torna?” ma, Antonella non sa cosa rispondere.
Quante domande senza una risposta. Quanto mistero avvolge questo caso. Quanto dolore si leggere negli sguardi della famiglia Vettrice. Negli occhi di quei tre fanciulli indifesi si percepiscono questi due anni di dolore, di false speranze, di domande che non hanno trovato una risposta. Giovanni, Gabriele ed Emanuele, tre bambini a cui insieme al padre è stata rubata la fanciullezza, nei loro occhi, nelle loro espressioni, si legge una sola domanda “Dov’è il mio papà?”.
Gabriele, il secondo genito di Renato Vettrice, tra qualche mese farà cinque anni: “Io non voglio nessun regalo per il mio compleanno – ci confida il piccolo- io voglio solo il mio papà. Mi manca tanto il mio papà. Dov’è? Tu lo sai?”. Cosa si deve rispondere a Gabriele? Chi risponde a Gabriele? Chi realizza il suo sogno?
C’è stato chiesto di tenere alta l’attenzione in modo da aprire il cuore di chi sa e non parla, di chi ha visto e continua a tacere. Ma come si fa. Come fa un articolo ad aprire il cuore di chi tace, se neppure gli occhi ed il dolore di quei tre bambini riescono a far tanto? Come fa, chi sa la sorte che è toccata al Vetrice, la sera, ritornare a casa, abbracciare i propri figli e non pensare che, in una piccola frazione della locride, in una casa dalle tapparelle sempre chiuse, vivono tre bambini che ogni sera, ogni istante della loro vita, chiedono, aspettano e sognano il ritorno del loro padre? Come fa, chi tace, a vivere con un peso cosi grande sulla coscienza? Eppure, la famiglia Vettrice non chiede nulla. Come Foscolo fece nella poesia dedicata al fratello, i Vettrice chiedono solo: ” Straniere genti, almen le ossa rendete allora al petto della madre mesta”. Voglio soltanto sapere dov’è il loro caro. Vivo o morto che sia, poter avere la possibilità di dargli un ultimo saluto. Oggi, a loro, alla famiglia Vettrice solo questa speranza resta, che qualcuno apre il proprio cuore ed anche in forma anonima gli consenta un po’ di pace.

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