I GENITORI DI FLAVIO SCUTELLA’ SI SONO INCATENATI

Posted on ottobre 29, 2008

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Oggi, dopo qualche giorno sono andata a Reggio. Visto che erano ancora le 13:50 ed era tutto chiuso, con mio padre ci siamo fatti una piacevole passeggiata nel quasi deserto corso principale della città. Siamo arrivati fino a Palazzo San Giorgio e da là, siamo scesi verso il lungomare. Passando dalla Prefettura abbiamo notato due persone, incatenate, erano un uomo ed una donna,indossavano delle magliette bianche con qualcosa stampato.
Allora, con mio padre, spinti dalla curiosità, abbiamo attraversato la strada e siamo passati vicino a loro per meglio vedere. Li ho guardati, sulla maglietta ho letto solo Flavio, non il resto, ma subito mi è venuto in mente, il ragazzino deceduto ai Riuniti, non ne ero certa, e quasi con una brutta indifferenza siamo passati oltre, senza dire loro nulla, guardandoli e passando oltre.
Forse qualcuno prima di noi avrà fatto la stessa cosa, forse anche dopo di noi, qualcun altro sarà passato davanti a loro, li avrà guardati e sarà andato oltre.
No, la nostra non era brutta indifferenza, era imbarazzo, impaccio, cosa dire a due genitori che non solo hanno perso tragicamente un bambino, ma per di più, un anno dopo, proprio in occasione dell’anniversario di quell’orribile 29 ottobre 2007, dopo aver partecipato alla Santa Messa in suffragio del loro bambino, si trovano costretti ad incatenarsi davanti la Prefettura e chiedere cosi giustizia per il proprio figlio. dare giustizia a quei due genitori che oggi erano incatenati davanti al “suo ufficio” con stampato sul petto la foto del loro figlio.

Cosa occorre dire in questi casi???
Forse ogni parola risulta sciocca, quindi in silenzio si passa avanti, per poi, qualche metro più in là commentare: “Ma erano i genitori di Flavio il bambino morto ai Riuniti, povero bambino, poveri genitori”.
Flavio, è morto il 29 ottobre 2007, lo ricordavo bene per uno sciocco “gioco” di date, in quanto quel 28 novembre 2007 io avrei fatto 2 anni dalla mia operazione, svoltesi proprio l’ospedale di Polistena (Rc).
Anche per il mio caso, forse, o anzi probabilmente, si  potrebbe parlare di “cattiva sanità”, visto che nulla so di ciò che mi è successo. So ciò che ho vissuto (o meglio non ho vissuto). So quello che ha visto mia madre che era presente quella sera, per il resto, non sappiamo nulla, silenzio, indifferenza, come se nulla è successo.
Non sappiamo del perché tutto quel sangue uscito dal naso dopo 7-8 ore da un normale e quotidiano intervento al naso. Non sappiamo il perché della pressione che non c’era più, delle infermiere che la cercavano in ogni modo ma non riuscivano a trovarla perché non c’era. Cosi, non so il perché del quel mio “viaggio” in quel buio, con quella consapevolezza…..
 Nulla so di quei momenti. Nulla mi è stato detto.
Per non bastare, qualche settimana fa, mi sono dovuta sentire dire da uno dei dottori che mi ha operato che quella famosa sera non ho avuto nulla, che era solo una normale gocciolina di sangue. Peccato che quella sera, quella notte, c’erano solo due anziane infermiere, lui non c’era, il primario neppure, solo quelle due infermiere che poverine hanno fatto di tutto per me, e c’era alla fine solo una dottoressa che è arrivata non so dopo quanto tempo. E, quel dottore non mi ha spiegato neppure perché, le due anziane infermieri che erano di turno quella notte per alcuni giorni non c’erano più, poi appena tornate di turno, sono venuti da me e parlando mi hanno detto che gli ho fatto prendere uno spavento che in tanti anni di lavoro in corsia non gli era mai successo.
Il dottore, non mi ha spiegato neppure perché tutti, dottori, infermieri e pazienti il giorno dopo parlavano dello spavento preso.  
Non mi ha spiegato perché i lenzuoli ed il cuscino del mio letto sono stati subito tolti perché zeppi di sangue, Non mi ha spiegato perché il mio pigiama era di sangue, non mi ha spiegato perché prima del mio viaggio sentivo il sangue correre lungo il collo e nei capelli.
Non mi ha spiegato perché tutto quel sangue lui lo chiama solo “Una normale gocciolina di sangue”.
Il tutto viene semplificato da loro dottori, con un «Quella sera non è successo nulla. E’ Esagerazione. E’ Impressione. E’ Troppa apprensione. E’ tutto normale», termini che (spero non si sono sentiti dire anche i genitori di Flavio) non stanno da nessuna parte, perché la realtà dei fatti e un’altra, IO la conosco e LORO anche.
Io sono stata fortunata, tanto fortunata (e loro anche) ed oggi sono qua a scrivere, ma c’è gente,ed in particolare c’è un bambino del nord, che con un’ intervento uguale al mio non ce l’ha fatta.

Con tutti questi pensieri, e dopo qualche sms di conferma che si trattava realmente dei genitori del piccolo Flavio, io e mio padre oggi siamo tornati indietro da quei genitori.
Prendere notizie per un articolo di giornale non potevo, Reggio città non è di mia competenza, sono solo una piccola cronista locale senza alcun potere, però ho pensato a l’unico modo per “aiutarli” o per lo meno, per dare a loro un minimo di solidarietà.
Ho pensato a questo mio blog, che non sto aggiornando tanto ultimamente per vari problemi (la gente copia), ma che è un blog che comunque bene o male viene quotidianamente letto.
Cosi, presa di “coraggio”, mi sono avvicinata, gli ho chiesto se potevo fare loro una foto, per il mio blog, hanno accettato. Non volevano pubblicità, vogliono solo delle risposte, vogliono solo la DOVUTA GIUSTIZIA che si deve al loro figlio FLAVIO SCUTELLA’ un ragazzino di 12 anni deceduto per malasanità un anno fa.
Purtroppo io non posso fare nulla, però vederli là, incatenati davanti alla porta della Prefettura un pò mi ha tranquillizzata. Là c’è il Prefetto di Reggio Calabria, Francesco Musolino, professionista che durante questa mia piccola “carriera” di giornalista ho avuto modo di vedere all’opera, apprezzare, tanto di aver gran fiducia in lui.
Cosi vedendoli là, gli ho chiesto “Il Prefetto è venuto da voi?”, mi hanno detto che non c’era ma sarebbe passato, ho quindi pensato (E penso), sicuramente li aiuterà, non passerà davanti a loro indifferente.
Lui, il Prefetto di Reggio, per la rinascita di San Luca sta facendo tanto insieme ai sanluchesi, e sono sicura, che Lui non resterà indifferente, e farà in modo efficace quanto è in suo potere per

 

 

 

p.s. Approfitto di dire che tanti bambini, tanti ragazzi/e deceduti per demeriti altrui aspettano giustizia, ma dico anche che TRE BAMBINI A Bosco S.Ippolito attendono ormai da troppi anni, notizie del loro papà, Renato Vettrice.

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